giovedì 23 novembre 2017

UCL D5> Juventus vs Barcellona 0-0 - Ridursi all'ultima partita

"Perchè dobbiamo ridurci sempre all'ultima partita?". Questo è il commento più "gettonato" ogni anno tra i tifosi bianconeri in questo periodo quando si tratta di champions.

Verrebbe da rispondere che se giochi contro un Barcellona che sta dominando il suo campionato (il Real, terzo, è a ben 10 lunghezze di distacco dai catalani) e che in champions ha subito solo un goal un po' te lo devi aspettare. Forse l'aprile dell'anno scorso ha un po' creato eccessive aspettative per questo tipo di partite, come se fosse normale giocare contro il Barcellona e pretendere di dominare imponendo il proprio gioco. E invece ti ritrovi con l'esatto punteggio dell'anno sorso, ma invertito: 3-0 in Spagna, 0-0 da noi.
Mettiamoci poi che non stiamo attraversando un buon momento: continuiamo a subire goal, non abbiamo ancora trovato un assetto stabile, ci portiamo dietro ancora le scorie del brutto k.o. con la Samp e Chiellini va a farsi male proprio poco prima di questo match decisivo. Le premesse sono pessime.

domenica 19 novembre 2017

Serie A 13> Sampdoria vs Juventus 3-2 - il pollo non è un animale cinico

La "GIF" di questa sconfitta sta tutta nel terzo gol subito dalla Juventus. Palla che arriva in area e Khedira, che invece di salvare, marcare, fare rigore o chissaché per evitare il gol, alza le mani... verrebbe da dire come un deficiente ma mi limito a pollo... per protestare per una fallo subito prima. La Samp non ci può credere e segna. La foto in movimento di un'intera partita (o quanto meno dal secondo tempo) possiamo prenderla da lì. Non esiste al mondo prendere un gol in questa maniera così dilettantistica, tranne se ti falciano e non puoi intervenire. Visto che se non sei avversario della Juve il VAR non torna indietro neppure di un frame... altro che precedente di Bergamo.

mercoledì 15 novembre 2017

I 5 motivi per cui l'Italia non è andata ai mondiali



Se ne sono dette tante, a caldo molti hanno straparlato, delirato, c'è perfino chi è arrivato a dire che la colpa per la mancata qualificazione dell'Italia al mondiale è da attribuire ad Allegri (si, sembra impossibile ma qualcuno lo ha detto davvero). A freddo si possono tentare di fare delle analisi un po' più sensate che comprendano vari fattori. Ecco quelli che sono per noi i 5 motivi per cui si è arrivati a quella che può essere definita una vera apocalisse per il movimento calcistico italiano.

 

1) Ci si è cullati sugli allori

Nel 2006 (solo 11 anni fa, sembra un eternità) abbiamo vinto il mondiale. La reazione? Giubilo, trenini, pullman scoperti, feste in piazza, Circo Massimo, nani, ballerine...Ma poi? Passata l'euforia qualcuno deve essersi chiesto "e adesso che si fa?" Che si fa? Nulla, siamo i più forti no? E così mentre una Juve ridotta in macerie provava a rialzarsi il resto dell'Italia pallonara si cullava sugli allori sicura che finalmente il calcio italiano era risorto e che tutti i problemi erano risolti. Invece mentre la Juve faticosamente si rialzava le altre e le istituzioni calcistiche, che partivano da una base importante, sceglievano di cullarsi sugli allori: zero investimenti sui giovani, zero investimenti sulle strutture, squadre costruite con giocatori fortissimi ma senza futuro data la carta d'identità. Il risultato? Nel 2010 una squadra Italiana vinceva la champions con una formazione titolare senza un italiano che fosse uno e nello stesso anno l'Italia (costretta a far giocare giocatorini di squadre in crisi o minori, tanto siamo forti lo stesso, siamo campioni del mondo) veniva sbattuta fuori ai mondiali in un girone composto da Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda. Che sarà mai, solo un incidente di percorso, e infatti nel 2014 si replica, stavolta la corazzata che ci sbatte fuori ai gironi si chiama Costa Rica. Non poteva che andare sempre peggio e infatti...

 

 2) Allenatore inadeguato

La situazione era critica ma un barlume di speranza inattesa l'aveva portata Antonio Conte. Una squadra simile a questa 2 anni fa andava in Francia e batteva Spagna, Belgio, Svezia (facile all'epoca, ad oggi mi sa mica tanto) e costringeva ai rigori i campioni del mondo. Vista la rosa e le basi di partenza un vero e proprio miracolo. Molti si disperarono (col senno di poi avranno realizzato che quei quarti di finale furono una spendida eccezione e non un risultato pessimo) molti altri già intravedevano la rinascita della "fenice italica". Purtroppo però Conte è un allenatore umorale, che ti può abbandonare dall'oggi al domani (fece così già quando allenava la Juve) e tu un piano b lo devi sempre avere. Ovviamente non ce lo avevano. Tavecchio e company si saranno guardati in faccia impauriti:

- E ora chi chiamiamo? 
- Ho letto sui giornali che Ventura fa un modulo e un gioco simile a Conte, perchè non chiamare lui?
- Ma ha quasi 70 anni, nella sua carriera il massimo che ha allenato è il Torino
- Si, ma mettiamogli un guru di fianco che gli faccia da badante, che ne dite di Lippi?
- Perfetto
- Lippi non può venire per problemi burocratici, si cambia idea?
- Assolutamente no, chi se ne frega, Ventura mandiamolo all'avventura


Inutile dire che la traversata di Ventura si è rivelata un totale disastro. Moduli e giocatori cambiati ad ogni partita, calciatori schierati fuori ruolo, oriundi che si fanno debuttare nella partita più importante degli ultimi 60 anni (provarli prima no?), giovani interessanti del tutto snobbati (Caldara), zero idee di gioco...Non ha funzionato nulla, nulla, e non poteva essere altrimenti: una specie di "clone" (ma quando mai?) anziano di Conte senza attributi e senza badante cosa poteva portarti?

 

 3) Zero talenti

"Colpa degli stranieri" è la frase più gettonata. Ma all'estero gli stranieri non ce li hanno? La Germania ha costruito le sue vittorie con le naturalizzazioni (la Francia manco la citiamo). La realtà invece è che in Italia non nascono più veri talenti e neanche ci si prova a farli nascere (che va bene, non è che puoi fabbricarli in provetta ma almeno tentare non costa nulla). Se la generazione nata nei '70 ci ha portato autentici fenomeni ed icone del calcio italico (Buffon, Pirlo, Cannavaro, Del Piero, Inzaghi, Totti, Barone...no lui no, comecazzhafatto Barone a vincere i mondiali? Boh), quella degli anni '80 non è stata altrettanto fortunata pur sfornando buoni giocatori (Bonucci, Chiellini, De Rossi). Gli anni '90? Ad oggi un disastro. Hai voglia a dire che Belotti vale 100 milioni, o che Insigne è il nuovo Messi, o che Immobile è il nuovo Luca Toni o che Bernardeschi basta che giochi di più ed è il nuovo Ronaldo. Se te lo dici da solo ci fai ben poco. In realtà si parla di buoni giocatori, giocatori che nel mercato attuale drogato dai prezzi arrivi pure a pagare 40/50 milioni (i 100 di Belotti manco nei sogni più sfrenati di Cairo) ma che ne valgono forse la metà. I Del Piero, i Totti giocavano nelle loro squadre già a 21/22 anni ed erano già delle star, Buffon a 20 anni era già un pilastro, ora abbiamo i Berardi che si perdono nei meandri della provincia, i Gagliardini che arrivati in una big si nascondono, i Bernardeschi che faticano a trovare spazio...Ad oggi insomma il futuro appare tutt'altro che roseo.



 4) Immobilismo

Si dice che la colpa di questo disastro sia delle big perchè non fanno giocare i giovani. Vero, in piccola parte però. In realtà le istituzioni non riescono ad apportare nuove riforme perchè osteggiati soprattutto delle piccole squadre:

- Vogliamo fare il campionato a 18 squadre per dare più pepe e imprevedibilità al campionato?
- No, poi, come faccio a salvarmi? Già così ho difficoltà
- Vogliamo fare le squadre b per incentivare la scoperta di nuovi talenti?
- No, poi io devo giocare pure in serie b con Juve-Milan-Inter che mi tolgono spazio? No.


Ed ecco quindi che gli uomini delle istituzioni (già inadeguate di loro) per paura di non mantenere il loro comodo posto in poltrona cercano di accontentare un po' tutti e di mantenere uno status quo che ha impoverito il calcio italiano. Le nuove idee vengono subito scartate, i progetti non si vedono, ma nel frattempo si pensa alla grande "innovazione" del VAR. I soliti italiani insomma: si pensa a come eliminare le polemiche, alle scaramucce, agli arbitri, nel frattempo laddove si dovrebbe intervenire davvero si dorme.



5) Istituzioni calcistiche "vecchie" e incapaci di rinnovarsi

Di Tavecchio si è parlato tanto: delle sue gaffes, delle sue frasi sconvenienti, delle sue squalifiche, cacciarlo magari? No, perchè Tavecchio come detto sopra mantiene lo status quo e aiuta squadre in difficoltà a vivacchiare. Se quindi in passato qualcuno ha provato a cambiare le cose (Juventus e Roma) ora ci ha perfino rinunciato del tutto. Restiamo insomma ancora legati a certe figure del nostro calcio che sanno di vecchio, che guardano al calcio con concetti ormai sorpassati, che non vogliono o non possono cambiare le cose.
Servono insomma le cannonate per smuovere certi ambiti? Evidentemente si, e forse neanche quelle (vedremo se la cannonata di lunedì servirà)

sabato 11 novembre 2017

Mindhunter - prima stagione [Serie Tv 2017]

Basata sul libro "Mindhunter: La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano", Mindhunter è sicuramente una delle novità più interessanti del catalogo Netflix di questo autunno, a cominciare dal suo produttore. Se l'ideatore è infatti è Joe Penhall, dietro al progetto abbiamo un certo David Fincher, che non si limita a produrre la serie ma ne dirige anche 3 episodi (i primi due e l'ultimo). Non poteva che esserci insomma garanzia di qualità visto che il regista statunitense ha sfornato prodotti (basati su personaggi decisamente schizzati o comunque psicologicamente particolari) del calibro di Fight Club, Zodiac e Gone Girl (oltre che il chiacchieratissimo in queste settimane House of Cards). A ben vedere si notano però punti di contatto molto più forti con opere come il, quasi omonimo, Manhunter (Hannibal Lecter, ricordate?) e True Detective.
L'idea del telefilm è quella di analizzare il lavoro dell'FBI da un punto di vista inedito per la serialità televisiva, più psicologico che action (no, siamo lontani dalle americanate alla CSI o Law and Order, qui diciamo che tutto è più "raffinato" e sottile)  e farci capire come sia stato possibile arrivare alle moderne metodologie investigative utilizzate dai profiler per la cattura dei cosiddetti killer seriali. 

mercoledì 8 novembre 2017

Prison Break - quinta stagione [Serie Tv 2017]

Nel 2005 Prison Break fu uno dei casi televisivi della stagione. La storia di Michael Scofield che si fa arrestare per poter far evadere suo fratello innocente si rivelò infatti un vero e proprio successo. Gli esempi di serie televisive carcerarie si contavano all'epoca sulle dita di una mano e anche l'idea originale di disegnare una mappa sul corpo del protagonista con un gigantesco tatuaggio si rivelò piuttosto originale e divenne una specie di tormentone. La ricetta non era poi chissà quanto innovativa: piani di fuga, alleanze, tradimenti, classici del tema carcerario ma ben mescolati così da creare qualcosa di immediatamente riconoscibile e appassionante. Tanto bastò per far assurgere la serie a vero e proprio cult.
Naturalmente l'idea di partenza si prestava ad una serie autoconclusiva ma visto il successo di critica e pubblico si decise di proseguire. Come fare? Beh inventandosi escamotages via via sempre più implausibili ed esagerati, snaturando l'idea di partenza (la seconda stagione ad esempio era di fatto una fuga on the road che poco aveva a che fare con lo spunto iniziale, mentre la terza ficcava a forza di nuovo i protagonisti in una nuova prigione da cui evadere, Sona). L'ultima stagione (2009) si concludeva addirittura con la morte del protagonista, quindi di fatto si sceglieva finalmente qualcosa di definitivo in una marea di serie che "tirano a campare" senza avere nulla da raccontare. E invece no, questi a distanza di 8 anni se ne escono con una nuova stagione. Ma Michael non era morto? Si. Ma visto che di fatto non c'è Prison Break senza Michael Scofield si decide di trasformarlo ulteriormente in una sorta di supereroe immortale e geniale (viste le precedenti stagioni non stupisce) e di farlo "resuscitare". Si, ma come? Beh, non importa, non ci sono spiegazioni che possano dare un senso a questa scelta e infatti non arrivano, non definitive insomma, qualche flashback di facciata che lasci intendere che le cose non sono andate realmente così (ma ci sono tante altre cose che non quadrano lasciate per strada).

domenica 5 novembre 2017

Serie A 12> Juventus vs Benevento 2-1 - Con le streghe nella testa

Il Benevento va a Torino, ultima in classifica, con un record di undici sconfitte consecutive, contro la Juve, Strega contro Vecchia Signora, in occasione del suo centoventesimo compleanno, con la maglia celebrativa, con un arbitro che si chiama Abisso come un presagio... sulla carta ne dovrebbe prendere cinque o sei e limitarsi a fare da presenza... sulla carta però. Il calcio invece spesso non ama gli esiti troppo scontati e con le carte ci si pulisce il culo (scusate la volgarità). Capita quindi che se con simili premesse non riesci a passare subito in vantaggio, anzi, non riesci proprio a metterla dentro dopo cotante e cotali occasioni, è proprio allora che l'implacabile legge di Murphy si manifesta: quell'unica opportunità in cui le cose potrebbero andarti male alla fine si concretizza. 

mercoledì 1 novembre 2017

UCL D4> Sporting Lisbona vs Juventus 1-1 - Ballando col diavolo nella notte delle streghe

Bene ma non benissimo, è stata la hit trash della scorsa estate, e davvero poteva andare decisamente meglio ma rischiava di andare molto peggio. Potevamo centrare la qualificazione con due giornate di anticipo invece balliamo prima insieme  col diavolo, rischiando l'eliminazione virtuale,  e poi stringiamo la mano all'angelo del compromesso. 
Averla ripresa dopo l'1-0 lascia tutto aperto ma con tre punti di vantaggio sulla terza, che visto i prossimi impegni del girone lasciano a noi la possibilità di poterci qualificare più facilmente dello Sporting... fatto salvo il quasi certo primo posto del Barcellona.

lunedì 30 ottobre 2017

Stranger Things - seconda stagione [Serie Tv 2017]

"Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista" cantava qualche anno fa Caparezza. E figuratevi quanto deve essere stato difficile creare il seguito di quella che puo' essere definita come la serie tv piu' iconica e celebrata del 2016, la più citata, apprezzata, idealizzata, pubblicizzata, più "hypizzata"...metteteci tutti i "più" che preferite. Non solo infatti ci trovavamo di fronte ad un prodotto ben confezionato e ben recitato, ma Stranger Things nei suoi primi 8 episodi ci riportava ( senza bisogno di una Delorean) all'interno degli anni '80, non attraverso un semplice omaggio ma proprio calandoci  completamente in quelle atmosfere e in quel modo di essere.

domenica 29 ottobre 2017

Serie A 11> Milan vs Juventus 0-2 – La fideiussione, il sogno, il grande incubo

Anche se non lo ammetteranno, nemmeno sotto tortura, Milan Juve era per i milanisti la partita più attesa dell’anno. Quella degli equilibri spostati. Quella della svolta. Quella di “siamo tornati merde”… (scritta senza virgola sui social). Quella di “con Bonucci indeboliamo una diretta concorrente, quest’anno è lotta tra noi e il Napoli, l’aria e cambiata”. Quella di: “vediamo, vediamo, quand'è che c’è Milan Juve? Il 28 ottobre faremo una coreografia coi fiocchi”.

giovedì 26 ottobre 2017

Serie A 10> Juventus vs Spal 4-1 – Il Ritorno dell'HD

Dopo la vittoria larga contro l'Udinese la Juve si ripresenta allo Stadium con un turnover massiccio ed una formazione inedita (anche a causa degli infortuni e delle squalifiche): assenti Buffon, Chiellini, Pjanic, Matuidi, Mandzukic. Allegri sceglie una formazione molto offensiva, oltre a Bentancur e Costa, si segnala (per la prima volta in campo dal primo minuto) Federico Bernardeschi

Proprio Bernardeschi coglie l’occasione al volo e al volo la butta dentro “lì dove voleva volare” per il vantaggio, dopo soli 14 minuti. Un gol spettacolare nato da un’azione “di rapina” sul possesso difensivo della Spal, su assist di Costa (che si rivelerà decisivo per tutto l'arco dei 90 minuti). Passano pochi minuti e si replica, stavolta da calcio piazzato: dopo qualche partita di astinenza torna al goal Dybala. Sembra quasi che per lui sia più facile battere le (sue) punizioni che i rigori, la facilità con cui la mette dentro da destra (come Pjanic da sinistra) è impressionante. Vederlo partire da lì è come vedere un penalty… e negli ultimi tempi il cuore batte meno velocemente.

Tutto facile insomma. Per 30 minuti si, poi all'improvviso, non si sa come, la Spal passa la prima volta la metà campo e ottiene un calcio d'angolo. Niente di che, come niente di che è il successivo tiro di Mattiello, destinato a finire fuori, se non fosse che all'improvviso spunta nell'area piccola Paloschi e beffa Szczesny da due passi. Poca reattività del portiere polacco ma il vero errore e quello di un Lichtsteiner (non sarà l'unico) in vacanza, che si perde il piccolo attaccante della Spal senza manco rendersi conto di dove quest'ultimo si trovi. Un tiro in porta, un goal in pratica. Solita storia.

Al 2-1 i telecronisti si esaltano, ribadendo quanto la Spal (fino a 2 secondi prima preda di scherno per la sua arrendevolezza) sia una grande squadra, di come la Juve fatichi come non mai, in realtà assistiamo a 15 minuti di Juve in controllo che però non riesce a sfondare prima che finisca il primo tempo. Giudizi insomma molto volubili come al solito.


Il secondo tempo invece è di tutt'altra pasta: come ormai è consuetudine la Juve si scorda di scendere in campo, come quando scatta il contatore per eccessiva tensione e devi scendere per riattaccare la corrente. Troppa supponenza. La Spal non si fa pregare e così ancora una volta Paloschi prima viene murato da Barzagli (stasera di nuovo in versione The Wall) ad un passo dal goal, poi sul successivo calcio d'angolo il goal addirittura arriva, purtroppo per loro i ferraresi vengono fermati dall'arbitro e dal Var (dopo circa 8000 minuti di consultazioni, per quanto fosse evidente in tempo reale): fuorigioco.

Allegri è una furia e getta via la giacca. Segnale simbolo (e storico ormai) che dichiara concluso l’esperimento Turnover. Dentro allora Pjanic e Cuadrado fuori Berna e Benta, solo Bernardeschi si guadagna il tabellino.


Con Pjanic il centrocampo si aggiusta, il bosniaco si conferma perno imprescindibile della mediana. La Juve allora si sveglia, ritorna la corrente al cervello, la squadra riprende a macinare gioco. E' però ancora da calcio d'angolo che la partita ha un suo snodo cruciale. Palla in mezzo, rimpalli al centro dell'area, spunta Higuain che con un tiro preciso a fil di palo sigla il 3-1. Si diceva di lui che era in crescita e gli mancava solo il goal, ecco, adesso non gli manca più nulla (si spera). Respiro per chi ce l’ha al fantacalcio. Peccato che gli annullino il 5-1 per fuorigioco, non prima che Cuadrado segni di testa su cross (ancora una volta lui, sembra che abbia un telecomando al posto del piede) di Douglas Costa (gran partita).

Tra le note positive della serata il ritorno in campo di Claudio Marchisio, accolto all'ingresso in campo da una standing ovation.


Ancora un risultato netto insomma, per una Juve che vive di paradossi. Definita ottovolante da Allegri, è una squadra che vive di imprevedibilità, che funziona a sprazzi e passa da momenti nei quali sembra poter annichilire chiunque ad altri nei quali ha paura anche della sua stessa ombra (questi momenti durano poco ma di solito coincidono con goal subiti).

E così mentre le altre big vincono ancora una volta a fatica (ma ricoperte di elogi) contro avversari tutt'altro che imbattibili, la Juve subisce critiche dopo una vittoria larga, perchè adesso conta all'improvviso la difesa, quando fino all'anno scorso ci si eccitava per chi faceva più goal. E dire che sulla Spal nessuno ha passeggiato, anzi, praticamente tutte le big hanno faticato molto più del previsto.

Il 4-1 conferma la Juve come miglior attacco del torneo e vede il ritorno al goal in contemporanea di Higuain e Dybala (era da un po' che non accadeva), il ritorno dell'HD, mentre l'HD di premium sul mio televisore continuava invece a singhiozzare.


In definitiva anche questo turno ci consegna una Juve che va in goal con una facilità disarmante ma che non riesce più ad essere impenetrabile, ancora alla ricerca di un equilibrio nell'arco dei 90 minuti. Tra 3 giorni forse il big match contro un Milan redivivo (senza Bonucci) potrà darci qualche indicazione di più.