venerdì 6 febbraio 2015

BIRDMAN - di Alejandro González Iñárritu.

In Birdman, Michael Keaton interpreta un vecchio attore divenuto celebre nel ruolo di un supereroe uomo-uccello... (dove l'ho già sentita questa?) che decide di rimettersi in gioco mettendo in scena, a Broadway, un classicissimo dramma amoroso. In questo progetto investe tutto se stesso (fisicamente ed economicamente) per dimostrare, e dimostrarsi, di essere un grande attore oltre che una celebrità hollywoodiana. Lottando in primis contro se stesso e i propri squilibri mentali. Tormentato da un passato ingombrante e "potente".

"And the bird lies down on Broadway", verrebbe quasi da parafrasare. Candidato a 9 premi Oscar, Birdman è un film che cita se stesso e in cui la vita, il cinema e il palcoscenico si confondono, in una "intera gamma" di generi artistici, che vanno dalla commedia, al dramma, al grottesco, lambendo l'universo dei film sui supereroi con effetti speciali.

Girato praticamente tutto in piano sequenza, frammezzato da uno jazzato riff di batteria, Birdman è la rivendicazione del teatro (e cinema) d'autore sulla fabbrica Hollywoodiana. Anche dura critica (se vogliamo) verso quel genere di film caciarone e invasivo sui supereroi, accusato di "pornografia della distruzione". Un film che bada solo al divertimento delle masse e per nulla alla loro testa e all'arte.

Ecco che in un simile contesto, calza a pennello il ruolo di protagonista affidato a Keaton. E' innegabile che questo film parli anche di lui, in maniera più o meno esplicita. Certo nel suo caso stiamo pur sempre parlando di un grande film (Batman) girato da un grande regista (Tim Burton) ben lungi dai supereroi moderni alla X-Men o alla Man of Steel, ma resta il fatto che in molti (soprattutto in Italia) lo ricordano per lo più per quello. Keaton è invece un grande attore, molto spesso sottovalutato dagli spettatori occasionali. E' dunque per questo che appare bizzarro anche il fatto che la nomination all'Oscar arrivi proprio con questo film.

Un film che ben descrive il distacco che c'è tra pubblico e critica. Come lui il suo alter-ego cinematografico è costantemente fermato per strada e acclamato dalla gente come Birdman, la quale snobba totalmente il teatro e i suoi attori. La critica invece lo "odia" pregiudizievolmente per quello che rappresenta. Forse perchè anche "lei" si sente vecchia. Ecco che allora il film fà anche la critica alla critica: considerata lontana e fredda, totalmente opposta alla pancia del pubblico, sempre pronta ad etichettare tutto quello che invece ha già un nome proprio (citando esplicitamente Il nome della rosa).

Michael Keaton la fa dunque da padrone, ma non possiamo non menzionare anche il cast in cui spiccano anche Edward Norton e Naomi Watts, ben calzanti nella parte. Come azzeccatissima è la scelta di Zack Califianakis (Una notte da leoni) nel ruolo dell'impresario-produttore, divertente e sui generis.

Dunque son tutti da buttare i film sui supereroi? No, noi siamo come sempre onnivori. Come lo stesso film ci mostra e ci dice, vi è un'intera gamma di generi, ed (aggiungiamo noi) è giusto assaporarli tutti. Ci riserviamo di valutare tutto singolarmente, per come è fatto. Non ci prestiamo a scene di snobbismo ne, al contrario, a commenti troppo populistici.

Alla fine di questo film vi capiterà sicuramente (come ci è successo ieri) di dover ascoltare commenti negativi (molto spesso dalla fila dietro). Potrete dunque divertirvi a constatare come il film parli anche di loro e li prenda in giro per la loro ignoranza cinematografica, poco avvezzi a film che non siano americanate (detto da un regista messicano) o "Scamarciate" (e non ho voluto dire Bovate).

D'altronde li sgami subito, quando ad un certo punto uno di loro (più smaliziato) nota il il piano sequenza e gli altri quasi lo deridono, divertiti dallo sconosciuto gergo. Un po' come se si assistesse ad una partita e tra il pubblico ci fosse chi ignori cosa sia un traversone.


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